Violenza Sessuale in Palestina prima e dopo il 7 Ottobre

TRIGGER WARNING – VIOLENZA, VIOLENZA SESSUALE

Come se i bombardamenti incessanti, le invasioni di terra, le continue evacuazioni, la mancanza di cibo, acqua e beni di prima necessità non bastassero per le donne di Gaza, nel mezzo del genocidio, sono emerse persino le testimonianze anonime di donne sottoposte a violenze sessuali di ogni tipo e a minacce di stupro. Stiamo parlando delle stesse donne e madri che si sono trovate nella situazione di seppellire almeno 7.729 bambini negli ultimi quattro mesi[1]. Una ha dichiarato addirittura di aver subito percosse allo stomaco quando i soldati si sono resi conto che fosse incinta. Secondo una testimonianza rilasciata a Euro-Med Monitor, un’altra donna di Gaza City ha detto di essere stata prelevata in una delle scuole gestite dalle Nazioni Unite lo scorso dicembre dalle forze israeliane, forzata a spogliarsi e picchiata pesantemente e prolungatamente dalle donne soldato. Successivamente, detenuta arbitrariamente per 11 giorni in una sorta di gabbia per animali, al freddo pungente, senza cibo né acqua[2]. Senza parlare delle preoccupazioni espresse dagli esperti ONU[3] per un numero imprecisato di donne e minori palestinesi, tra cui bambine e adolescenti scomparse dopo il contatto con l’esercito israeliano a Gaza, separate a forza dai loro genitori e molto probabilmente trasferite in Israele.

WCLAC[4] ha riportato che sono più di 30 le donne palestinesi  da Gaza detenute in condizioni disumane nella prigione di Damon, nei territori occupati da Israele nel ‘48. Secondo alcune testimonianze, molte donne ostaggio nelle carceri israeliane sono state soggette a torture e violenze sessuali, le quali sono aumentate drasticamente all’indomani del 7 ottobre. Vere e proprie atrocità, oltre la classica definizione di violenza sessuale, che hanno intaccato i loro diritti sessuali e riproduttivi. Da minacce di stupro, perquisizioni umilianti di gruppo da capo a piedi, molestie sessuali verbali, all’uso delle mestruazioni come mezzo per fare pressione fisica e psicologica tramite la privazione di assorbenti, articoli per l’igiene intima ed indumenti necessari per cambiarsi, limitazioni all’uso del bagno, violazione della privacy, rimozione forzata dell’hijab, diffusione di immagini ritraenti le donne sui telefoni personali dei soldati, insulti a sfondo sessuale, sovraffollamento nelle stanze, e così via. Anche l’attivista palestinese Ahed Tamimi ha testimoniato di essere stata spogliata nuda e picchiata ripetutamente su tutto il corpo, ben tre volte. A Gerusalemme Est, un caso degno di nota è quello di una giovane donna che mentre si dirigeva al lavoro, è stata fermata da una soldatessa perché vestita di verde e portata in un stazione di polizia, dove è stata interrogata per oltre quattro ore su ogni sua possibile affiliazione con Hamas, spogliata con la forza e sottoposta a gravi percosse ai genitali, tutto ripreso dalle telecamere.

Non è banale sottolineare che le sofferenze inflitte alle donne palestinesi hanno origini ben più datate del 7 di ottobre. È il caso delle allarmanti violazioni commesse dall’esercito israeliano, sia da uomini che donne soldato, contro le donne palestinesi in Cisgiordania, la cui documentazione risulta spesso ardua date le norme sociali che generano spesso stigma e ritorsioni, scoraggiando le vittime a denunciare. Oltre a ciò, si aggiungono le chiamate telefoniche dopo il rilascio dalle carceri da parte delle stesse forze di occupazione israeliane (IOF) con la minaccia di riportare le donne in prigione o infliggere danni ai loro familiari incarcerati.

Un caso antecedente al 7 di ottobre, seppur abbastanza recente, è quello riportato da B’Tselem[5], risalente al 10 luglio 2023, quando intorno all’1:30 di mattina, dozzine di soldati e soldatesse mascherati e con cani al seguito, sono entrati a casa di una famiglia nel quartiere di Khallat al-Qaba, nel sud di Hebron, costringendo una madre a spogliarsi nuda di fronte ai suoi bambini spaventati alla minaccia di farla sbranare dai cani che avevano con sé[6]. Manal Al-Jabari, associata a B’tselem e coinvolta nella documentazione di tale caso, ha sottolineato di aver documentato altri 20 incidenti simili accaduti a Hebron[7]. Tutti fatti che non hanno ancora suscitato il disgusto che meritano, come invece era accaduto in ottobre quando simili accuse erano state rivolte ad Hamas.

Invocando il diritto internazionale umanitario che vieta severamente ogni forma di violenza sessuale, definita come crimine di guerra, e la Quarta Convenzione di Ginevra, per il suo accento sulla protezione dei civili ed in particolare le donne, le quali “saranno specialmente protette contro qualsiasi offesa al loro onore e, in particolare, contro lo stupro”[8], il No Hate Speech Movement Italia condanna fortemente le gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto penale internazionale, oltre ai sopracitati, inflitte alle donne, bambine e ragazze palestinesi e richiede con fermezza il cessate il fuoco immediato e permanente nella Striscia di Gaza, l’accesso a tutta la popolazione ad aiuti umanitari adeguati ai bisogni, ai responsabili di tali violazioni che vengano processati e la fine di tutte le atrocità perpetrate a Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme, e in tutti i Territori Occupati. Basta fare pagare alle donne il costo di questa guerra.

Caterina Dazzo – Gruppo Attivista

FONTI

  • [1] https://www.ohchr.org/en/statements/2024/02/gaza-when-mothers-have-bury-least-7700-children-very-basic-principles-are
  • [2] https://euromedmonitor.org/en/article/6188/In-testimonies-to-Euro-Med-Monitor,-women-from-Gaza-report-being-subjected-to-sexual-violence,-torture-by-Israeli-forces
  • [3] https://www.ohchr.org/en/press-releases/2024/02/israelopt-un-experts-appalled-reported-human-rights-violations-against
  • [4] Women’s Centre for Legal Aid and Counselling, organizzazione non governativa palestinese fondata a Gerusalemme nel 1991 allo scopo di promuovere principi di uguaglianza e giustizia sociale tra uomini e donne. I dati riportati sopra sono tratti dal report “Sexual Violence Against Palestinian Women. Submission to the UN Special Representative on Sexual Violence in Conflict”.
  • [5] Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories.
  • [6] Soldiers enter homes of extended ‘Ajlouni family with dogs, separate children from their parents and steal items. Female soldiers strip search women | B’Tselem (btselem.org)
  • [7] Riportato da WCLAC.
  • [8] https://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-IV-relativa-alla-protezione-delle-persone-civili-in-tempo-di-guerra-1949/134#:~:text=Le%20donne%20saranno%20specialmente%20protette,qualsiasi%20offesa%20al%20loro%20pudore.

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